Matrimoni. Ai milanesi piace farsi sposare dagli amici: 117 riti nel 2011, il 7% del totale
Scritto da www.z3xmi.it • Domenica, 4 marzo 2012 • Categoria: Organizzazione matrimoniBenelli: “E' un diritto che il Comune continua a riconoscere alle coppie”
Farsi
sposare da un amico di vecchia data, un lontano parente o un collega di
lavoro cui si è particolarmente legati. A Milano sta diventando un’abitudine
che incontra un successo crescente: nel 2010 i riti civili celebrati con
questa formula erano quasi il 7%, una percentuale raggiunta anche lo scorso
anno. Il fenomeno acquista un ulteriore significato se si pensa che altre
Amministrazioni comunali, come ad esempio Roma, non autorizzano i matrimoni
celebrati da esterni ma solo da interni (personale del Comune), consiglieri
comunali, assessori e Sindaco.
“Consentire a una coppia di sposi
la scelta di chi deve unirli in matrimonio è un diritto che il Comune di
Milano tutela con convinzione. Un amico nel ruolo di celebrante contribuisce,
inoltre, a rendere più gioioso e condiviso il rito”, afferma l’assessore
ai Servizi civici Daniela Benelli.
Nel 2010 su 1.585 matrimoni 108 sono
stati celebrati da amici e parenti, 586 da personale interno all’Amministrazione,
878 da consiglieri e 13 da assessori. Lo scorso anno i numeri sono cambiati,
ma la percentuale di celebranti esterni si attesta sempre intorno al 7%:
117 su un totale di 1.758, mentre 1.257 cerimonie sono state officiate
da interni, 365 da consiglieri, 19 da assessori e Sindaco. Considerando
il solo mandato Pisapia, sono state unite in matrimonio dalla Giunta 11
coppie, di cui nove dal Sindaco, una dall’assessore alla Mobilità Pierfrancesco
Maran e una dall’assessore al Bilancio Bruno Tabacci.
Perché un cittadino che non fa parte
dell’Amministrazione possa officiare il rito civile è necessario che goda
dell’elettorato attivo e passivo, dopodiché è sufficiente la richiesta
all’ufficio Matrimoni del settore Anagrafe di via Larga. Come prevede
il Decreto del Presidente della Repubblica n. 396 del 3 novembre 2000 che
disciplina questa materia, una volta ottenuto il via libera, il cittadino
officiante deve indossare la fascia tricolore, perché in quel ruolo svolge
una funzione ufficiale delegata dal Sindaco.
Esiste, infine, un’incompatibilità
che riguarda l’ufficiale dello stato civile, sia esso interno o esterno:
secondo l’articolo 6 del Decreto, infatti, “non può ricevere gli atti
nei quali egli, il coniuge, i suoi parenti o affini in linea retta in qualunque
grado, o in linea collaterale fino al secondo grado, intervengono come
dichiaranti”.
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